Leadership: perché è importante anche nel mondo cooperativo.

Ma perché parlare di leadership in ambito cooperativo? Anche una cooperativa per funzionare ha bisogno di una organizzazione, cioè quel complesso di modalità attraverso le quali viene effettuata la divisione del lavoro in compiti distinti e quindi viene realizzato il coordinamento tra tali compiti.

Ma perché parlare di leadership in ambito cooperativo? Anche una cooperativa per funzionare ha bisogno di una organizzazione, cioè quel complesso di modalità attraverso le quali viene effettuata la divisione del lavoro in compiti distinti e quindi viene realizzato il coordinamento tra tali compiti.

Le cooperative sono una particolare tipologia di organizzazione e offrono un contributo molto importante al nostro sistema economico e sociale: organizzazioni che hanno come finalità, non il profitto ma soprattutto la creazione di tutela, di promozione e di sviluppo dei loro associati e nelle quali, divisione e coordinamento del lavoro diventano un fattore chiave.

Ma cosa significa esattamente leadership?
La parola leadership deriva dall’inglese “to lead” che significa dirigere. Questa parola indica quindi la capacità di un individuo di saper guidare un gruppo di persone. Un termine che può però dar origine ad alcune ambiguità: nella lingua italiana ad esempio il concetto di leadership è spesso stato associato a guerre e battaglie e trova molte metafore all’interno del mondo militare fatto di gerarchie e regole rigidissime e condivise. Ma come ha detto Donald H. McGannon – direttore della Westinghouse Broadcasting Corporation – “la leadership è azione, non posizione”: non è una questione di autorità quindi. L’autorità può aiutare ad essere leader ma una persona che ha autorità è veramente leader solo se il suo ascendente prescinde dalla sua posizione. L’autorità spinge e basta; la leadership conduce e accompagna ciascuno verso una visione. La leadership è connotata da una forte volontà di agire.

Sono stati scritti innumerevoli libri su cosa renda un capo anche un buon leader. Certamente essere ispirati, guidati, avere una visione ed essere un forte comunicatore sono tutte caratteristiche dei leader. Il cuore della leadership è però la volontà di agire.  I migliori leader sono quelli che prendono le informazioni, le distillano e le analizzano, e poi le usano per fare qualcosa. I leader più efficaci costruiscono ponti tra la conoscenza e l’azione e agiscono rapidamente quando è necessario.  Capiscono che la non azione può mettere a rischio il gruppo di lavoro.  Generano fiducia grazie alla loro volontà di agire.  Non sono limitati dalla paura o dal commettere un errore.

Un’altra definizione ce la fornisce Daniel Goleman – psicologo, scrittore e giornalista statunitense, autore di libri sull’intelligenza emotiva – la leadership riguarda la capacità di influenzare la gente e aiutarla a lavorare meglio per raggiungere uno scopo finale in comune. Una definizione che rende solo una parte della complessa realtà che ruota attorno alla figura del leader in un gruppo. Infatti tale capacità di influenzare gli altri può non essere necessariamente utilizzata per il raggiungimento degli obiettivi aziendali: insomma può capitare di trovarsi di fronte anche un leader negativo!

I veri leader dicevamo non sono definiti dalla loro posizione.  Possono avere l’autorità ufficiale o no. La loro leadership è caratterizzata da uno scopo, migliorare le cose, essere migliori.  Il loro stile è uno stile ispirato alla franchezza. Insomma vedono il valore nel produrre risultati. Non si accontentano e raccolgono il rispetto dei loro colleghi perché portano con sé l’integrità e il coraggio di fare la cosa giusta quando è il momento di farla.

Conoscere ed utilizzare la propria leadership per la gestione del gruppo di lavoro è stato uno dei temi ma possiamo dire obiettivi affrontati nel corso delle attività di formazione del Progetto Cresco. Il Progetto opera per lo sviluppo e l’innovazione dei processi cooperativi finalizzati sia alla nascita di nuove realtà, sia alla crescita e allo sviluppo di realtà già consolidate sul territorio: soprattutto in un’epoca di grande trasformazione come l’attuale, il vecchio modello di leadership basato sulla sola competizione e sulla posizione è in crisi e non è più adeguato a modelli di impresa condivisi come quello cooperativo. Ecco allora che affrontare il tema della leadership e delle dinamiche psico-sociali nei gruppi di lavoro, come è stato fatto nel corso dei nostri seminari, può essere un aiuto concreto per chi vuole fare impresa cooperativa o migliorarne l’organizzazione.

Quando si parla di imprese, spesso si genera confusione tra il concetto di leadership è quello, più vasto, di management. Leadership e management sono due modalità di agire distinte e complementari ciascuna connotata da attività e funzioni proprie. La leadership completa il management, non lo sostituisce. I manager ad esempio hanno intorno a loro dei subordinati mentre i leader hanno dei seguaci; i manager creano cerchi di potere mentre i leader creano cerchi di influenza. Il modo più veloce per capire se siamo dei leader o dei manager è … contare il numero di persone al di fuori della nostra gerarchia che vengono da noi per un consiglio. Più lo fanno, più è probabile per noi di essere percepiti come leader. Ma è soprattutto nella gestione che si evince questa differenza. La gestione consiste nel controllare un gruppo o un insieme di entità per realizzare un obiettivo. La leadership si riferisce invece, come dicevamo, alla capacità di un individuo di influenzare, motivare e permettere agli altri di contribuire al successo organizzativo. L’influenza e l’ispirazione separano i leader dai manager, non il potere e il controllo.

Tanti sono gli stili di leadership che conosciamo. Il leader visionario condivide con i dipendenti la mission e la vision aziendale e crea in azienda un clima particolarmente positivo. Il leader coach si focalizza di pi sulle persone e crea una connessione fra i valori dell’azienda e i bisogni e i valori dei suoi collaboratori. Uno stile che valorizza lo staff. Il leader democratico valorizza ogni dipendente, ne cerca l’appoggio o il consiglio prima di prendere decisioni, e crea un ambiente partecipativo: è tipico delle aziende in cui si privilegia la produttività. Il leader sociale è colui o colei che vuole creare armonia nel team è mette le relazioni al centro. Il leader battistrada è focalizzato all’obiettivo e trascina tutto il suo gruppo. Ecco, questo solo per citare alcuni modelli. E poi ci sono i leader autoritari, purtroppo la maggioranza. Falsi leader o leader negativi che difficilmente possono far sviluppare una impresa, specie cooperativa. Parliamo di quelli che preferiscono farsi rispettare piuttosto che farsi ammirare. Impongono la loro visione e non accettano repliche. Motivano il personale in modo coercitivo creando un clima aziendale teso.

Un aspetto non trascurabile, motivo per il quale nel corso dei seminari formativi del Progetto Cresco abbiamo affrontato e affrontiamo argomenti come “la leadership dell’esempio”: dal costruire la propria credibilità quotidiana di leader, alle basi per costituire un vero esempio nei confronti dell’organizzazione, dalla leadership della trasparenza per suscitare impegno reale dei collaboratori, alla leadership come strumento di innovazione e miglioramento, fino alla ‘manutenzione’ della propria leadership.

Anche una cooperativa non può prescindere da un leader: il leader stabilisce la direzione, coinvolge e motiva le persone; leadership significa affrontare il cambiamento al punto che si misura proprio col cambiamento; l’attività principale è quindi quella dell’orientamento e dell’indirizzo delle persone in base a una visione strategica. Un leader moderno può promuovere il confronto fra diverse visioni ed estrarre valore dalla complessità. I valori della leadership, come l’autorevolezza, l’integrità e la responsabilità possiamo e dobbiamo riconoscerli e cercarli, anche nel mondo cooperativo. Ci sarà sempre bisogno di leadership, una risorsa per viaggiare nel tempo, un acceleratore, qualcosa che anticipa il futuro e capitalizza l’esperienza del passato.

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